Chirurgia protesica del ginocchio ed allineamento cinematico.
Perché credo nell’allineamento cinematico: l’allineamento cinematico, ideato dal Dott. Stephen Howell, cerca di ricreare il movimento naturale del ginocchio rispettando l’anatomia e la biomeccanica originale del paziente, piuttosto che forzare l’articolazione a un allineamento “standardizzato” o “meccanico”.
Nello specifico della protesi di ginocchio con allineamento cinematico, anziché ottenere un arto inferiore apparentemente perfettamente dritto (come si fa con l’allineamento meccanico tradizionale), con l’allineamento cinematico si cerca di posizionare la protesi seguendo l’inclinazione naturale delle ossa e dei legamenti della persona. Pertanto, si tratta di una chirurgia personalizzata per ogni paziente.
L’obiettivo è:
Far sentire il ginocchio il più “naturale” possibile;
Ridurre dolori o rigidità post-operatorie;
Migliorare la mobilità e la soddisfazione del paziente.
Protesi di anca: Nella mia attività chirurgica utilizzo due principali accessi chirurgici per eseguire un intervento di protesi di anca. La via postero-laterale e la via anteriore diretta mini-invasiva. La scelta dell’approccio chirurgico avviene di concerto col paziente e si basa sulle caratteristiche del paziente medesimo (età, patologie associata, peso corporeo, etc.)
Via anteriore mini-invasiva: La protesi d’anca con via mini-invasiva anteriore è una tecnica chirurgica per sostituire l’articolazione dell’anca, caratterizzata da un approccio anteriore all’articolazione, passando tra i muscoli senza tagliarli.
Questo metodo comporta:
Una incisione più piccola;
Minor danno ai tessuti (muscoli e tendini vengono divaricati, non sezionati);
Recupero più rapido e meno dolore post-operatorio;
Minori rischi di lussazione dell’impianto.
È particolarmente adatta a pazienti giovani o comunque in buone condizioni generali, anche se non tutti sono candidati ideali.
Durante l’intervento di protesi d’anca con via anteriore mini-invasiva, il paziente viene solitamente posizionato supino (a pancia in su), il che facilita il controllo radiografico intraoperatorio per una migliore precisione nell’allineamento dei componenti protesici.
Il chirurgo accede all’articolazione attraverso uno spazio naturale tra il muscolo tensore della fascia lata e il muscolo sartorio, senza tagliare i muscoli principali.
Questo riduce la perdita di sangue e preserva la funzione muscolare, permettendo:
Mobilizzazione precoce (a volte il giorno stesso o il giorno dopo l’intervento);
Degenza ospedaliera più breve;
Ripresa più veloce delle normali attività.
I rischi specifici, anche se bassi, includono:
Possibilità di lesione temporanea dei nervi cutanei anteriori della coscia (che può causare intorpidimento o fastidi),
Maggiore difficoltà tecnica per il chirurgo, soprattutto nei pazienti con anatomie particolari o obesità.
In generale, però, la via anteriore mini-invasiva è molto apprezzata per il suo impatto più “soft” sulla qualità della vita post-operatoria.
Tempi tipici di recupero dopo una protesi d’anca con via anteriore mini-invasiva:
Primi giorni: il paziente si alza e cammina già entro 24-48 ore, spesso con l’aiuto di un girello o delle stampelle.
Prima settimana: miglioramento rapido della deambulazione; il dolore è gestibile con analgesici leggeri.
Dalla seconda alla quarta settimana: cammino più fluido, riduzione progressiva del supporto (passaggio da deambulatore a bastone singolo o direttamente senza supporti).
Dopo 4-6 settimane: molti pazienti riprendono attività leggere come guidare, salire e scendere le scale senza problemi.
Entro 3 mesi: ritorno completo alla vita quotidiana normale; in molti casi, anche a sport moderati come camminate lunghe, nuoto o bicicletta.
Esercizi consigliati nel recupero:
Mobilizzazione precoce dell’anca: flessione, estensione, rotazione controllate.
Rinforzo muscolare: esercizi per quadricipiti, glutei e muscoli del core.
Equilibrio e propriocezione: attività per migliorare la stabilità.
Allungamenti: per mantenere la flessibilità senza forzare l’articolazione.
Generalmente, con questa tecnica non ci sono grandi restrizioni nei movimenti come accadeva un tempo (ad esempio, non serve più evitare l’accavallamento delle gambe o usare rialzi sul WC). Tuttavia, ogni programma riabilitativo viene personalizzato in base alle condizioni cliniche e all’età del paziente.
Chirurgia conservativa del ginocchio: osteotomia tibiale, osteotomia femorale.
Uno dei grandi insegnamenti dei miei maestri è stato quello di rispettare il più possibile l’articolazione. Quando è possibile, bisogna conservare anziché semplicemente sostituire. Conservare richiede più impegno. La chirurgia osteotomica ha lo scopo di conservare l’articolazione, che non viene sostituita con una protesi. Ciò è possibile in alcune tipologie di pazienti, che vanno attentamente studiati e per i quali sono necessari dei precisi calcoli (valutazione degli angoli di Paley).
Eseguire delle radiografie ottimali è il primo passo per una pianificazione corretta e vincente. La chirurgia osteotomica di femore o di tibia (a seconda di dove si localizza la deformità) è una chirurgia che preserva l’integrità di una articolazione, spostando il carico dal compartimento più usurato a quello meno usurato e non deve essere visto come un intervento ponte verso la protesi di ginocchio.
L’artroscopia di ginocchio è una tecnica chirurgica mini-invasiva che permette di visualizzare, diagnosticare e trattare diverse patologie all’interno dell’articolazione usando una piccola telecamera (artroscopio) inserita attraverso minuscole incisioni cutanee. Grazie a questo approccio, si riducono il trauma ai tessuti, il dolore post-operatorio e i tempi di recupero rispetto alla chirurgia tradizionale.
Indicazioni principali:
Lesioni meniscali (sutura o rimozione della parte danneggiata);
Ricostruzione del legamento crociato anteriore (LCA);
Corpi mobili intra-articolari (frammenti di osso o cartilagine);
Trattamento delle lesioni meniscali;
Il trattamento delle lesioni meniscali dipende da diversi fattori: tipo di lesione, localizzazione, età del paziente, livello di attività fisica e presenza di altre patologie del ginocchio.
I principali approcci sono:
Trattamento conservativo (non chirurgico):
Indicato per lesioni piccole, stabili o in zone ben vascolarizzate. Consiste in riposo, ghiaccio, fisioterapia per rinforzare la muscolatura e, se necessario, farmaci antinfiammatori.
Trattamento chirurgico (tramite artroscopia):
Sutura meniscale: si ripara la lesione con punti, utile soprattutto nelle aree periferiche ben irrorate di sangue (“zona rossa”). Rappresenta il trattamento di scelta nei casi dove è possibile riparare la lesione.
Meniscectomia parziale: si rimuove solo la parte danneggiata del menisco, preservando il tessuto sano.
Obiettivo: preservare il più possibile il menisco per mantenere la funzione di ammortizzatore naturale del ginocchio e prevenire l’artrosi precoce.
Terapia infiltrativa: Scrivimi per dettagli in merito.